La Valle di Phobjikha (conosciuta anche come Valle di Gangtey) è uno dei tesori più preziosi e spirituali del Bhutan. Questa vasta valle glaciale a forma di “U”, situata a circa 3.000 metri di altitudine, è celebre per la sua bellezza bucolica e per essere il rifugio invernale delle rare gru dal collo nero.
Dove si trova
La valle si trova nel Distretto di Wangdue Phodrang, nel Bhutan centrale. È incastonata tra le Montagne Nere ed è parte di una riserva naturale protetta. Si differenzia dalle strette valli bhutanesi per la sua ampiezza e per il paesaggio pianeggiante punteggiato di praterie e paludi.
Come arrivarci
Il viaggio verso Phobjikha è un’esperienza panoramica che attraversa passi montani e foreste di rododendri.
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Da Punakha: Il tragitto dura circa 3-4 ore (circa 80 km). La strada sale ripida verso il passo di Pele La prima di deviare verso la valle.
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Da Thimphu: Il viaggio richiede circa 6 ore. Solitamente si fa tappa al Passo Dochula per ammirare i 108 stupa e la vista sull’Himalaya.
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Trasporti: In Bhutan, i turisti viaggiano obbligatoriamente con guida e autista privato (organizzati tramite agenzie locali autorizzate).
Dove alloggiare
La valle offre opzioni per ogni tipo di viaggiatore:
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Lusso: Il Gangtey Goenpa Lodge è una delle strutture più esclusive, con viste spettacolari sulla valle e vasche da bagno tradizionali in legno.
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Standard: Hotel come l’Odiyana Hotel o il Gangtey Pinewood Resort offrono comfort moderni in stile tradizionale.
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Homestay: Per un’esperienza autentica, consiglio di soggiornare in una fattoria tradizionale (es. Phuntshocholing Farm House). Potrai partecipare alla vita quotidiana della famiglia, assaggiare cibo fatto in casa e provare il hot stone bath (bagno con pietre calde).
Cosa vedere e visitare
- Monastero di Gangtey (Gangtey Goemba): Arroccato su una collina, è un imponente complesso del XVII secolo, uno dei centri principali della scuola Nyingmapa del buddismo.
Questo monastero non è solo un monumento, ma il cuore pulsante della spiritualità locale. Fondato nel 1613 da Pema Trinley (nipote del grande cercatore di tesori Pema Lingpa), è stato recentemente ristrutturato da maestri artigiani che hanno utilizzato metodi tradizionali senza l’ausilio di chiodi.
All’interno rimarrai incantato dalle pitture murali e dalle sculture dettagliate. È uno dei pochi monasteri che ospita una scuola per monaci di alto livello. Si dice che le gru dal collo nero, quando arrivano in autunno e quando ripartono in primavera, compiano tre giri completi sopra il monastero come segno di reverenza e omaggio.
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Gru dal Collo Nero: Se visiti tra novembre e marzo, potrai vedere questi uccelli sacri. Il Centro Informazioni sulle Gru offre binocoli e informazioni sulla loro conservazione.
Questi eleganti volatili sono venerati dai bhutanesi come creature celestiali o reincarnazioni di antichi lama. La loro protezione è una priorità nazionale: a Phobjikha i cavi elettrici sono stati interrati proprio per evitare che le gru potessero ferirsi durante il volo.
È gestito dalla RSPN (Royal Society for Protection of Nature). Qui puoi osservare le gru attraverso potenti cannocchiali senza disturbarle. C’è spesso anche una gru residente che, a causa di infortuni passati, non può migrare e vive stabilmente nel centro.
L’11 novembre di ogni anno si tiene nel cortile del monastero un festival dedicato a loro, con balli in maschera che imitano i movimenti aggraziati degli uccelli.
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Gangtey Nature Trail: Un’escursione facile di circa 1,5 – 2 ore che parte dal monastero e scende nella valle attraverso boschi di pini e villaggi.
È probabilmente l’escursione più celebre del Bhutan centrale per la sua semplicità e per la bellezza mozzafiato dei paesaggi. Il sentiero parte proprio sotto il monastero e si snoda inizialmente attraverso una foresta di pini blu e licheni (chiamati “barba del vecchio”). Prosegue poi aprendosi sulla valle, offrendo una vista panoramica che ricorda i paesaggi alpini, ma con bandiere di preghiera che sventolano ovunque.
È il modo migliore per sentire il silenzio della valle. Termina solitamente vicino ai villaggi nel fondovalle, dove potrai incontrare i contadini al lavoro.
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Villaggio di Phobji: Una passeggiata tra le case tradizionali permette di osservare l’architettura locale e i campi di patate (la principale risorsa economica della valle).
Esplorare il villaggio significa fare un salto indietro nel tempo. Le case sono costruite in pietra e fango battuto, con finestre di legno finemente intagliate e dipinte con simboli protettivi.
Se noti grandi distese marroni o verdi, sono i campi di patate. La valle è famosa in tutto il Bhutan e in India per la qualità del suo raccolto. È la principale fonte di reddito per le famiglie locali, che caricano enormi camion diretti al confine durante la stagione del raccolto.
Camminando tra le case, vedrai i residenti intenti a filare lana o a preparare il formaggio di yak. La comunità è estremamente accogliente: non è raro che qualcuno ti inviti a sorseggiare un tè caldo (Suja) sulla soglia di casa.
Cibo tipico
La cucina di Phobjikha riflette i sapori forti del Bhutan:
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Ema Datshi: Peperoncini e formaggio fuso, il piatto nazionale. Molto piccante!
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Kewa Datshi: Patate e formaggio (le patate di questa valle sono famose per la loro qualità).
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Riso Rosso: La base di ogni pasto, dal sapore nocciolato.
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Suja: Tè al burro salato, perfetto per riscaldarsi dal clima frizzante della montagna.
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Ara: Un distillato locale forte, spesso servito caldo con uova strapazzate e burro.
Consigli Utili
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Periodo Migliore: Novembre è ideale per il Black-Necked Crane Festival (11 novembre). La primavera (marzo-maggio) regala la fioritura dei rododendri.
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Abbigliamento: Anche in estate, le serate sono fredde. Porta capi termici e vestiti “a cipolla”.
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Elettricità: Fino a pochi anni fa la valle non aveva elettricità per non disturbare le gru. Oggi c’è (cavi interrati), ma i blackout sono frequenti: porta un power bank.
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Rispetto: Ricorda che le gru sono considerate sacre; non avvicinarti troppo e non disturbarle con rumori forti.
Curiosità
1. Il mistero delle Gru dal collo nero
La valle è il principale luogo di svernamento delle rarissime gru dal collo nero, che migrano dall’altopiano tibetano. La cosa incredibile è che, secondo la tradizione locale (e molti testimoni), questi uccelli volano tre volte sopra il Monastero di Gangtey in senso orario sia quando arrivano (a fine ottobre) sia quando ripartono (a marzo). Questo comportamento è interpretato dai bhutanesi come un atto di devozione e rispetto verso il luogo sacro.
2. Niente elettricità (fino a poco tempo fa)
Per decenni, gli abitanti della valle hanno rinunciato ad avere l’elettricità tramite i pali della luce per non disturbare il volo delle gru e non alterarne l’habitat. Solo negli ultimi anni è stato installato un sistema di cavi sotterranei, finanziato per proteggere gli uccelli dal rischio di folgorazione, permettendo così alla popolazione di avere energia elettrica senza compromettere la natura.
3. La leggenda del “Re del Riso”
C’è un’antica leggenda locale su una scommessa tra un cinghiale e un serpente. Si dice che se il serpente fosse arrivato per primo a valle, a Phobjikha si sarebbe potuto coltivare il riso. Vinse il cinghiale, e per questo motivo oggi la valle è terra di patate e rape, mentre il riso non cresce a causa del clima troppo rigido.
4. Il “Regno delle Patate”
Nonostante sia un paradiso spirituale, la valle ha anche un lato molto pratico: è la maggiore produttrice di patate del Bhutan. Grazie al terreno paludoso e ricco, le patate di Phobjikha sono famose in tutto il Paese e rappresentano l’80% della produzione nazionale, venendo esportate perfino in India.
5. La mummia dello Yeti?
Il Monastero di Gangtey, che domina la valle dal XVII secolo, è avvolto da miti. Si narra che al suo interno sia conservata la pelle o i resti di uno Yeti (lo Migo in bhutanese). Anche se non è accessibile al pubblico per verifica, la credenza è profondamente radicata nella cultura locale.
6. Una valle “senza tempo”
A differenza di molte altre valli bhutanesi, Phobjikha è priva dei tipici “Dzong” (le imponenti fortezze amministrative). Questo le conferisce un’atmosfera molto più rurale e selvaggia, dove il tempo sembra essersi fermato. Molti abitanti praticano ancora la transumanza, spostando il bestiame verso valli più calde durante l’inverno.