Se sei stanco delle solite rotte turistiche e cerchi un’esperienza che sappia di terra, polvere e libertà, c’è un sentiero che sembra uscito da un romanzo d’appendice dell’Ottocento. Si chiama Il Cammino dei Briganti.
Dimentica le cattedrali e i grandi pellegrinaggi religiosi: qui si cammina tra montagne aspre e borghi dimenticati, seguendo le orme di uomini e donne che scelsero la macchia per sfuggire ai nuovi padroni.
Che cos’è e come nasce?
Il Cammino dei Briganti è un anello di circa 100 chilometri che si snoda tra la Val de’ Varri, la Valle del Salto e le pendici del Monte Velino, al confine tra Abruzzo e Lazio (Marsica e Cicolano).
Nasce dall’intuizione di Luca Gianotti, guida ambientale e appassionato camminatore, con l’obiettivo di valorizzare un territorio interno e autentico. Il cammino ripercorre il confine tra l’allora Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie. Dopo l’Unità d’Italia, questa terra divenne il rifugio della Banda di Cartore, briganti che rifiutavano il servizio militare obbligatorio e le nuove tasse dei Savoia, vivendo una vita di resistenza e clandestinità tra boschi impenetrabili.
Il percorso: le tappe principali
L’itinerario è percorribile in 7 giorni (o meno, per i più allenati) e ha come punto di partenza e arrivo il borgo di Sante Marie.
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Sante Marie – Santo Stefano: Una “presa di contatto” con il paesaggio marsicano.
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Santo Stefano – Nesce: Si scende nella Val de’ Varri entrando nel territorio laziale.
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Nesce – Cartore: Una delle tappe più suggestive, che porta al villaggio abbandonato e recuperato di Cartore, antica sede della banda di briganti.
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L’anello del Lago della Duchessa: Una deviazione (impegnativa) verso uno dei laghi alpini più belli dell’Appennino centrale, a quasi 2.000 metri.
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Cartore – Santa Maria in Valle Porclaneta: Dove si trova una delle chiese romaniche più preziose della zona.
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Ritorno a Sante Marie: Chiudendo il cerchio attraverso panorami mozzafiato.
Come si fa: logistica e consigli tecnici
Non serve essere degli scalatori, ma non è nemmeno una passeggiata in centro città. Ecco cosa devi sapere:
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Difficoltà: E (Escursionistico). Il dislivello totale è di circa 3.500 metri. Serve un buon allenamento.
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Segnaletica: Ottima. Il simbolo da seguire è la bandierina bianco-rossa con la scritta “Cammino dei Briganti”.
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La Salvacondotto: È il “passaporto” del camminatore. Lo ritiri alla partenza e ti permette di raccogliere i timbri nei vari borghi per ottenere, alla fine, il diploma del brigante.
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Periodo consigliato: Dalla tarda primavera all’autunno. In inverno la neve può rendere impraticabili i tratti più alti.
Consigli da “Brigante”
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Viaggia leggero: Lo zaino non dovrebbe superare il 10% del tuo peso corporeo. Le salite si fanno sentire!
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Acqua: Le fonti non mancano, ma in estate alcuni tratti sono piuttosto aridi. Porta sempre almeno 2 litri con te.
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Prenota in anticipo: I borghi sono piccoli e i posti letto limitati. La rete di accoglienza è fatta di b&b, agriturismi e ospitalità diffusa gestita da gente locale meravigliosa.
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Rispetta il silenzio: Questo è un cammino di introspezione e natura. Lascia solo le tue impronte.
Perché farlo?
Perché il Cammino dei Briganti non è solo trekking; è un atto di resistenza contro la frenesia moderna. È dormire in borghi dove il tempo si è fermato, mangiare prodotti a km zero e riscoprire il piacere di camminare lungo un confine che un tempo divideva regni e che oggi unisce comunità.