Il Monte Roraima non è una montagna qualsiasi. I Pemón, le popolazioni indigene che abitano la Gran Sabana, lo chiamano “la madre di tutte le acque”, perché dalle sue pendici scaturiscono i fiumi che alimentano il Rio delle Amazzoni, l’Orinoco e i corsi d’acqua della Guyana. La sua forma è quella di un tepui, parola che nella lingua Pemón significa “casa degli dei”: un altopiano dalla cima piatta, circondato da pareti verticali alte oltre 500 metri, che si erge come una fortezza inespugnabile sopra la savana .
La storia geologica è ancora più sbalorditiva: le rocce che compongono il Roraima hanno quasi 2 miliardi di anni e rappresentano uno dei testimoni più antichi dell’evoluzione del pianeta . La prima spedizione documentata che raggiunse la base risale al 1595, guidata dall’inglese Sir Walter Raleigh, ma fu solo nel 1884 che il botanico Everard Im Thurn riuscì a raggiungere la vetta dal versante venezuelano . I suoi resoconti ispirarono Arthur Conan Doyle, che nel 1912 pubblicò “Il Mondo Perduto”, immaginando che sull’altopiano fossero sopravvissuti dinosauri e creature preistoriche .
Ma il Roraima è anche un luogo di drammi e rinascite. Negli ultimi decenni, il trekking è diventato un’attrazione ecologica di primo piano, ma la preservazione del sito è costantemente minacciata dal turismo di massa . Oggi, chi sale sul tepui deve rispettare regole ferree: nessun cristallo può essere rimosso, nessun drone può sorvolare la vetta, e ogni escursione deve essere accompagnata da guide Pemón autorizzate . È un equilibrio delicato tra scoperta e conservazione, dove l’uomo è ospite e non padrone.
Come arrivarci
Raggiungere il Monte Roraima non è un viaggio per tutti, ma la logistica, se affrontata con metodo, è sorprendentemente lineare. La via più praticata passa dal Brasile, e in particolare da Boa Vista, capitale dello stato di Roraima .
In aereo: l’aeroporto di Boa Vista (BVB) riceve principalmente voli nazionali da Brasilia, Manaus e San Paolo. Chi arriva dall’Europa o dall’Italia deve atterrare in una di queste città e poi prendere un volo interno per Boa Vista . Da lì, la strada per il confine è ben battuta.
Da Boa Vista a Santa Elena de Uairén: si percorrono circa 220 chilometri lungo la BR-174, fino al valico di frontiera di Pacaraima. Il viaggio dura circa 3 ore, a cui si aggiungono i tempi per le procedure doganali e altri 20 minuti per raggiungere Santa Elena de Uairén, la cittadina venezuelana che rappresenta il vero punto di partenza per il trekking . Le opzioni sono tre: transfer privato (la più comoda, spesso incluso nei pacchetti turistici), minivan condiviso (più economico, con partenze regolari) o autobus di linea (la soluzione più economica ma meno affidabile, con orari irregolari) .
Da Santa Elena a Paraitepuy: da qui in poi, si entra nel vivo. Un 4×4 copre i circa 100 chilometri fino al villaggio indigeno Pemón di Paraitepuy, attraversando paesaggi mozzafiato della Gran Sabana. Il viaggio dura circa 2 ore e mezza e rappresenta l’ultimo tratto di strada vera e propria prima che inizi il sentiero .
Attenzione: il trekking sul Roraima non può essere affrontato in modo indipendente. La legge venezuelana richiede una guida Pemón autorizzata, e i permessi di ingresso al Parco Nazionale Canaima sono obbligatori . La maggior parte dei viaggiatori organizza tutto tramite operatori specializzati, che gestiscono anche il pernottamento obbligatorio a Santa Elena e il trasferimento in 4×4.
Dove alloggiare
Santa Elena de Uairén — la base logistica obbligatoria. Non è una destinazione turistica, e non cerca di esserlo. Gli hotel sono semplici, l’infrastruttura è basilare, ma la città serve a uno scopo preciso: prepararsi al trekking. Dormire qui è obbligatorio per chiunque voglia salire sul Roraima, perché la partenza per Paraitepuy avviene all’alba e la distanza da Boa Vista rende impossibile arrivare in tempo lo stesso giorno . Scegliete un albergo vicino al centro o concordato con la vostra agenzia, per evitare complicazioni logistiche la mattina della partenza.
I campi lungo il sentiero — il “vero” alloggio del Roraima. Non esistono hotel sulla montagna. Il trekking prevede tre punti di pernottamento principali: il Rio Tek (circa al terzo giorno), il Rio Kukenan (ai piedi della salita finale), e i cosiddetti “hotels” sulla vetta, formazioni rocciose naturali che offrono riparo dal vento e dalla pioggia . I portatori Pemón arrivano prima del gruppo e montano le tende. Niente elettricità, niente docce calde: l’acqua per lavarsi viene dai fiumi, e sulla vetta la temperatura può scendere fino a 0°C . È un’esperienza di campeggio vero, dove il comfort è inversamente proporzionale alla bellezza del paesaggio.
Boa Vista — l’opzione pre-trekking. Se volete concedervi un ultimo bagno di civiltà prima dell’avventura, Boa Vista offre hotel di standard urbano e ristoranti dove assaggiare la cucina brasiliana. È anche il luogo ideale per gli ultimi acquisti di attrezzatura o per recuperare il fuso orario prima di attraversare il confine .
Come spostarsi
Sul Roraima, il concetto di “spostarsi” assume un significato diverso. Dal villaggio di Paraitepuy alla vetta, tutto si fa a piedi. Il percorso completo richiede dai 6 agli 8 giorni, con tappe quotidiane che vanno dai 6 ai 15 chilometri . Il tratto più impegnativo è La Rampa, la cornice naturale che costituisce l’unica via non tecnica per raggiungere l’altopiano: circa 4,5 chilometri di salita ripida su roccia che, dopo la pioggia, si trasforma in un torrente scivoloso .
Consigli pratici: scarpe da trekking impermeabili (non resistenti all’acqua: impermeabili), ghette per proteggere le caviglie dal fango, e un poncho robusto. La pioggia arriva sempre, anche nella stagione secca, e sulla vetta la nebbia può ridurre la visibilità a pochi metri . I bastoncini da trekking sono utili, ma non indispensabili. Non dimenticate le sacche stagne per proteggere sacco a pelo, elettronica e vestiti: l’umidità è onnipresente .
Cosa vedere e visitare
La Valle dei Cristalli. Immaginate un terreno letteralmente ricoperto di quarzo bianco che brilla sotto il sole, come se il suolo fosse stato cosparso di stelle cadenti. È uno dei luoghi più surreali del pianeta, e la tentazione di raccogliere un cristallo è forte. Non fatelo: le guide Pemón e i guardiaparco dell’INPARQUES multano chiunque venga sorpreso a rimuovere anche il più piccolo frammento . L’emozione che si prova è quella di camminare su un paesaggio che non appartiene alla Terra.
Le Jacuzzis naturali. Piscine di acqua gelida e cristallina, scavate nella roccia nera, con il fondo cosparso di cristalli e alghe dorate. Dopo giorni di trekking, immergersi in queste vasche naturali è un’esperienza quasi mistica: il freddo intenso rivitalizza il corpo, mentre gli occhi si perdono nell’azzurro del cielo e nella distesa della Gran Sabana all’orizzonte .
Il Punto Triplo (Triple Point). Una piramide di cemento segna il punto esatto in cui Venezuela, Brasile e Guyana si incontrano. È un luogo simbolico, dove si può letteralmente “stare in tre paesi contemporaneamente”. L’emozione è quella di toccare con mano un confine che è anche un ponte tra culture e paesaggi diversi .
La Ventana (La Finestra). Un’apertura naturale nella roccia che si affaccia sul Kukenán, un altro tepui imponente. Guardare attraverso questa “finestra” significa vedere un mondo che continua oltre il Roraima, in una prospettiva che rende tangibile l’immensità dello Scudo della Guiana. Nei giorni di cielo limpido, la vista spazia fino all’infinito .
El Foso. Una cratera profonda con un lago misterioso, accessibile attraverso grotte e cunicoli naturali. È uno dei luoghi più suggestivi della vetta, avvolto da un alone di mistero e da leggende indigene. Scendere in questo “pozzo” significa entrare in un mondo sotterraneo dove la luce filtra a fatica e il silenzio è assoluto .
Cibo tipico
Il cibo sul Roraima non è gourmet, ma è autentico e necessario. Durante il trekking, le guide Pemón preparano pasti semplici ma sostanziosi: riso, fagioli, tonno in scatola, arepas (focacce di mais) e platani fritti. È una cucina di sopravvivenza, pensata per dare energia, non per deliziare il palato .
Prima e dopo il trekking, a Santa Elena de Uairén, vale la pena assaggiare la cachapa, una specie di pancake di mais dolce, spesso servita con formaggio fresco, e le empanadas ripiene di carne o formaggio, fritte e mangiate per strada. A Boa Vista, invece, la cucina brasiliana offre piatti come il pão com ovo (panino con uovo) dal sapore genuino e popolare, e i piatti di pesce d’acqua dolce tipici dell’Amazzonia .
Il significato culturale di questo cibo è profondo: mangiare ciò che le comunità Pemón preparano significa sostenere l’economia locale e riconoscere il loro ruolo di custodi della montagna. Ogni pasto condiviso con le guide è un momento di scambio, dove il cibo diventa ponte tra viaggiatori e comunità .
Consigli
Porta contanti in dollari USA e real brasiliani. Le guide e le comunità Pemón non accettano carte di credito né bolívar per i servizi di trekking. I pagamenti vanno fatti in contanti, e i tagli piccoli sono sempre utili . Cambia i real in eccesso a Pacaraima prima di attraversare il confine.
-
Il certificato di febbre gialla è obbligatorio. Al valico di frontiera tra Brasile e Venezuela viene controllato. Senza, non si passa .
-
Dimentica il drone e il desiderio di “souvenir geologici”. Sia sul versante venezuelano che su quello brasiliano, è severamente vietato raccogliere cristalli, rocce o qualsiasi altro materiale. Le multe sono salate e il rispetto per il luogo è non negoziabile .
-
L’abbigliamento deve essere a strati. Sulla vetta, la temperatura può variare dai 20°C del giorno ai 0°C della notte, con piogge improvvise e nebbia fitta. Un pile, una giacca impermeabile e un cappello sono essenziali, anche in stagione secca .
-
Evita i colori “nazionali”. La tensione al confine tra Venezuela e Brasile è reale. Indossare una maglia del Brasile o del Venezuela può attirare attenzioni indesiderate. Meglio colori neutri e discreti .
-
La stagione migliore è quella secca (dicembre-marzo), ma nessun mese è completamente privo di pioggia. Aspettati comunque acquazzoni pomeridiani e notti fredde. Da giugno a settembre le piogge sono più intense e i sentieri più scivolosi .
-
Non sottovalutare La Rampa. Non è una salita tecnica, ma è faticosa e pericolosa quando bagnata. Allena le gambe e le caviglie prima di partire, e non vergognarti di usare i bastoncini. I portatori Pemón possono sembrare instancabili, ma tu non sei loro .
-
Porta una power bank e sacche stagne. Sulla vetta non c’è elettricità, e l’umidità può rovinare fotocamere e telefoni in pochi minuti. Proteggi la tua attrezzatura come se fosse parte del tuo equipaggiamento di sopravvivenza .
Il Monte Roraima non è una meta per chi cerca comfort o certezze. È un luogo che chiede impegno, rispetto e umiltà. Ma in cambio offre qualcosa che pochi altri posti al mondo possono dare: la sensazione, anche solo per pochi giorni, di camminare su un pianeta appena nato, dove ogni roccia racconta una storia di due miliardi di anni e ogni passo è un incontro con l’infinito.
