Il Parco Nazionale di Gobustan è uno dei tesori più affascinanti dell’Azerbaigian, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2007, è un mix incredibile di arte rupestre preistorica e fenomeni geologici rari.
Dove si trova
Il parco si trova sulla costa orientale dell’Azerbaigian, a circa 64 km a sud-ovest di Baku. Si estende su un’area semi-desertica che si affaccia sul Mar Caspio, caratterizzata da enormi massi calcarei e paesaggi lunari.
Storia e Significato
Gobustan è una “biblioteca di pietra”. Ospita oltre 6.000 incisioni rupestri (petroglifi) che risalgono a un periodo compreso tra 5.000 e 20.000 anni fa. Questi disegni offrono una finestra unica sulla vita degli antichi abitanti della regione, ritraendo scene di caccia, danze rituali (come la Yally), animali e imbarcazioni che suggeriscono antichi contatti con le civiltà fluviali.
Come arrivarci e come spostarsi
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In Auto/Taxi: È il modo più semplice. Da Baku ci vuole circa un’ora. Molti turisti noleggiano un taxi per l’intera giornata (costo ragionevole) per includere anche la visita ai vulcani di fango.
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In Bus: Puoi prendere il bus numero 125 da Baku (stazione 28 Maggio) fino a Lökbatan e poi il bus 195 verso Alat, scendendo alla fermata “Gobustan”. Da lì, però, dovrai camminare o prendere un taxi locale per coprire gli ultimi chilometri verso il museo.
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Spostamenti interni: Una volta arrivati al centro visitatori, l’area dei petroglifi è facilmente percorribile a piedi. Per raggiungere i vulcani di fango, invece, è necessario un mezzo 4×4 (spesso i tassisti locali offrono questo servizio specifico).
Dove alloggiare
La maggior parte dei visitatori sceglie di dormire a Baku, data la vicinanza. Tuttavia:
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Baku (Centro): Ampia scelta, dagli ostelli agli hotel 5 stelle.
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Qobustán (Villaggio): Ci sono alcune guesthouse semplici se vuoi vivere un’esperienza più rurale e autentica, ma le opzioni sono limitate.
Cosa vedere e visitare
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Il Museo Interattivo: Modernissimo e molto curato, è fondamentale per capire il contesto dei petroglifi prima di vederli dal vivo.
Inaugurato nel 2011, questo museo non è la classica esposizione polverosa. È concepito come un percorso multisensoriale che utilizza schermi touch, proiezioni 3D e ricostruzioni a grandezza naturale.
È fondamentale perché spiega l’evoluzione climatica della regione (che un tempo era lussureggiante e ricca di acqua) e il significato simbolico dei disegni. Senza questa introduzione, i petroglifi potrebbero sembrare semplici incisioni; dopo il museo, diventano storie vive di sopravvivenza, spiritualità e vita quotidiana.
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I Petroglifi di Jingirdag e Boyukdash: Le aree principali dove ammirare le incisioni di guerrieri, donne e navi.
Queste sono le “sale” principali di questa immensa galleria d’arte a cielo aperto.
Cosa osservare: Sulle pareti di queste montagne calcaree vedrai figure stilizzate che raccontano un’era in cui l’uomo cacciava tori selvatici, cervi e gazzelle.
Dettagli unici: Spiccano le immagini di donne (spesso raffigurate come figure matriarcali forti) e, soprattutto, le imbarcazioni. Queste ultime hanno affascinato esploratori come Thor Heyerdahl, poiché la loro somiglianza con le navi vichinghe suggerisce antiche migrazioni o rotte commerciali attraverso i fiumi fino al Mar Caspio.
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La Pietra Romana: Un’iscrizione latina lasciata dalla Legio XII Fulminata nel I secolo d.C., la testimonianza più a oriente della presenza dell’Impero Romano.
Questo masso custodisce un frammento di storia dell’Impero Romano inciso nel calcare. L’iscrizione cita l’imperatore Domiziano e la Legio XII Fulminata.
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Il record: Si tratta della testimonianza epigrafica romana più a oriente mai ritrovata.
Il mistero: Cosa ci facevano i legionari romani così lontano da Roma? Probabilmente erano impegnati in una missione diplomatica o di controllo dei confini durante le guerre contro gli Albani del Caucaso, a dimostrazione che l’influenza di Roma arrivava fino alle soglie dell’Asia centrale.
- Vulcani di Fango: Situati a pochi chilometri dal sito archeologico, sono piccoli coni che eruttano fango freddo e denso. L’Azerbaigian ospita circa la metà dei vulcani di fango del mondo.
A breve distanza dai petroglifi, il paesaggio cambia drasticamente diventando “alieno”. L’Azerbaigian possiede circa 400 dei 1.000 vulcani di fango esistenti sul pianeta.
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L’esperienza: A differenza dei vulcani di lava, questi sono “freddi”. Vedrai il terreno gorgogliare e ruttare bolle di fango grigio e denso in modo ritmico.
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Curiosità: Molti locali attribuiscono al fango proprietà terapeutiche per la pelle. Il contrasto tra il silenzio del deserto e il suono dei gas che fuoriescono dal terreno rende la visita ai vulcani di Dashgil (i più famosi della zona) un’esperienza quasi ipnotica.
Cibo tipico
Dopo la visita, fermati in uno dei ristoranti lungo la strada costiera per assaggiare:
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Qutab: Sottili piadine ripiene di erbe, carne o zucca.
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Saj Ichi: Un mix di carne e verdure cotto su una piastra di ghisa convessa.
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Dushbara: Piccolissimi ravioli serviti in brodo di agnello.
Consigli e Curiosità
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Consiglio: Porta con te acqua, crema solare e un cappello. L’area è molto esposta e il vento può essere forte.
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Il periodo migliore: Primavera (aprile-giugno) o autunno (settembre-ottobre) per evitare il caldo torrido dell’estate.
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Curiosità (Gaval Dash): Non perdere la “Pietra Tamburo”. È un grande masso piatto che, se colpito con un sassolino, emette un suono metallico simile a un tamburo. Si pensa fosse usato per accompagnare le danze rituali preistoriche.